lunedì 16 aprile 2012

Crescita, picco e declino delle merci


Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it


1.  La crescita o il declino degli affari e dell'economia di una impresa o di un paese, o dell'intera comunità mondiale, dipende dalla crescita o dal declino della produzione e dei consumi di beni materiali. Ogni unità monetaria dell'economia è, infatti, direttamente o indirettamente legata alla produzione e all'uso di merci e servizi; a loro volta i servizi --- informazione o salute, istruzione o abitazione, benessere e felicità --- sono legati alla disponibilità di beni materiali. Non è possibile conservare una buona salute se non si hanno
acqua e energia sufficienti, ospedali con le loro attrezzature, se non si ha cibo sufficiente. Non è possibile avere una vita dignitosa se non si ha una abitazione che a sua volta è fatta di cemento o legno ed è raggiungibile con mezzi di trasporto e attraverso strade; non si può ottenere una istruzione se non si ha una lavagna e un banco di legno, non sin possono curare le malattie se non c’è un ospedale con i suoi letti, e così via.

Qualsiasi attività economica è basata sull’estrazione di risorse fisiche dai corpi naturali, sulla loro trasformazione in oggetti utili che chiamerò “merci” e nella loro circolazione fra le persone impropriamente chiamati consumatori, perché in realtà non consumano gli oggetti acquistati ma li trasformano, in un tempo più o meno breve, in scorie e rifiuti che ritornano nei corpi riceventi naturali. Il processo, a ben guardare (e non potrebbe essere altrimenti) è del tutto simile a quelli che stanno alla base dalla vita nei grandi cicli naturali
produttori-consumatori-decompositori.

La maggior parte dei fenomeni economici si manifesta con la crescita, il raggiungimento di un picco e il declino della produzione delle merci, espressa come massa o numero per unità di tempo; in maniera analoga a quanto avviene nelle popolazioni di esseri viventi (1)-(11).

venerdì 6 aprile 2012

La Merceologia e la Chimica: cugine o sorelle ?

In: P.Riani (a cura di), “Fondamenti metodologici ed epistemologici, storia e didattica della chimica. Massa-Carrara 2003-2004”, Pisa, Dipartimento di Chimica e Chimica industriale, 2005, p. 218-242
  
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Cugine o sorelle ? Quelle di cui stiamo cercando la parentela sono la merceologia e la chimica, due discipline, ma, direi, due modi di vedere il mondo, abbastanza imparentate anche se l'allontanamento si è fatto più visibile nel mondo accademico e col passare del tempo.

Fin dai tempi più antichi gli esseri umani hanno sentito la necessità di soddisfare i propri bisogni --- cibo, acqua, difesa del corpo contro il freddo, abitazione, movimento --- con oggetti materiali tratti dalla natura. Si trattava di vegetali o animali, di fibre tessili, di pietre, di sale ricavato dal mare; a mano a mano che le società umane si sono organizzate e che sono aumentati i bisogni, l'estrazione e trasformazione dei corpi della natura si sono fatte sempre più raffinate. D'altra parte ciascuna persona non poteva sapere tutto del mondo delle cose, però ciascuna ha raccontato ad altre quanto sapeva e ha appreso da altre le conoscenze sulla natura; forse è stato proprio questo scambio continuo che ha caratterizzato l'evoluzione degli esseri umani verso forme sempre più simili a quelle che conosciamo oggi.

sabato 3 marzo 2012

NPK i concimi

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 27 dicembre 2011

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

NPK, enne-pi-kappa, sono i simboli degli elementi chimici azoto, fosforo e potassio che sono presenti, in varie proporzioni, in tutti gli esseri viventi, vegetali e animali. Il comune serbatoio e unica fonte di rifornimento è il terreno da cui i vegetali li prelevano direttamente, mentre gli animali li ottengono attraverso il cibo. La vita di qualsiasi essere vivente prima o poi finisce e azoto, fosforo e potassio presenti nel suo organismo, ritornano al terreno come spoglie vegetali o animali; qui trovano una popolazione di organismi decompositori che si occupano di trasformarli, sempre più o meno rapidamente, in modo da renderli disponibili per “alimentare” altri vegetali, e poi altri animali, e così via. In un certo senso si può dire che in natura non esiste la morte ma soltanto un grande ciclo per cui ogni essere, alla fine della propria vita, alimenta un’altra vita.

giovedì 23 febbraio 2012

Un secolo di acciaio inossidabile

La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 23 febbraio 2012

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

L’acciaio è il re dei metalli. Con la sua produzione mondiale di 1500 milioni di tonnellate all’anno è il metallo più prodotto e si pone al quarto posto fra le merci più importanti della Terra, dopo carbone, petrolio e gas naturale. L’acciaio ha dominato il progresso industriale e ha permesso di costruire torri, grattacieli e ponti che svettano nel cielo e che uniscono paesi e nazioni. L’aveva capito Giuseppe Giugasvili, il comunista georgiano che aveva scelto il nome dell’acciaio (Stahl in russo e in tedesco, steel in inglese) come proprio nome di battaglia, Stalin. Vari tipi di acciaio, leghe di ferro con piccole quantità di carbonio, sono stati prodotti nell’antichità e nel medioevo in modo empirico, ma solo nel diciannovesimo secolo gli studiosi hanno capito la complessità delle molte maniere in cui ferro e carbonio possono combinarsi e il ruolo che altri metalli, originariamente presenti come impurità nel ferro, hanno sulle proprietà finali dell’acciaio.

lunedì 20 febbraio 2012

La cultura del gabinetto

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 17 ottobre 2006
Anche in: G. Nebbia, "Dizionario tecnico-ecologico delle merci", Milano, Jacabook, 2011, p. 173-175.

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Qual è la stanza più importante della casa ? La camera da letto ? no, perché si può mettere un divano nell’ingresso. La cucina ? no, perché si può avere una stanza che ospita cucina e tinello. L’unica stanza veramente unica e irrinunciabile è il gabinetto. Sembra un argomento poco elegante da trattare, ma intorno a questa stanza circolano non solo aspetti importanti dal punto di vista igienico e della salute, ma anche potenti affari, come ha dimostrato la conferenza internazionale sui gabinetti che si è tenuta nel 2006 a Mosca.

Quali merci per il futuro ?

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

La nostra è davvero una società "dematerializzata" ?

La crisi di questo inizio del ventunesimo secolo non è soltanto crisi di bizzarrie borsistiche, di speculazioni sul denaro, di disordine politico interno e internazionale, ma è in gran parte crisi di merci, di materiali, di produzione. Anzi crisi della cultura della produzione, del lavoro.

A poco a poco è stata diffusa l'idea che la nostra sia una società fatta di immagini, virtuale, come si dice, per cui l'operazione del "consumo", dell'uso delle merci, il gesto di acquisto nel negozio e nel supermercato, non nascono dalla necessità di soddisfare dei bisogni --- di cibo, di bevande, di abiti, di scarpe, di mobilità --- ma sono "trascinati" dalla pubblicità, dallo spot televisivo, dal messaggio del "personaggio" di turno.

venerdì 17 febbraio 2012

Il declino del carbone Sulcis

La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 marzo 1993

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nel quasi totale disinteresse della maggior parte degli italiani, in Sardegna è in corso (l'articolo è stato scritto nel marzo 1993) una disperata lotta operaia che non riguarda solo poche unità di lavoratori nella lontana isola, ma che coinvolge tutto il nostro paese, il suo passato e il suo futuro.

La televisione ci fa vedere, di tanto in tanto, le facce nere dei minatori che non vogliono abbandonare le miniere di carbone e penso che la maggior parte degli spettatori faccia perfino  fatica a capire di che cosa si tratta: mentre molti grandi  paesi del mondo hanno fondato sulle miniere e  sul carbone la loro orgogliosa fortuna industriale, in Italia manca una cultura e un interesse per le attività minerarie, che pure hanno avuto un ruolo importante nella nostra storia.