http://www.imestieridelcuoioedellapelle.it/
Gian Giacomo Arnaudon nacque a Torino nel gennaio del 1829 da Luigi, proprietario di una piccola manifattura di pelli, dove Gian Giacomo lavorò fin da ragazzo nelle manipolazioni di conciatura e tintura, mentre come autodidatta si formava una buona cultura chimica. Nel 1852 A. Sombrero lo chiamò nel proprio Istituto, dove si distinse tanto che nel 1855 Camillo Cavour lo inviò a Parigi per l’esposizione universale e lo raccomandò a M. Chevreul, che lo assunse nella manifattura di Gobelins prima come allievo e poi come assistente. Nel 1857 fondò, insieme con altri pochi giovani chimici, la “Societè chimique de Paris” (oggi de France), divenuta in seguito una delle più vaste e autorevoli associazioni scientifiche francesi, e ne fu il primo presidente.
Richiamato a Torino nel 1859, fu nominato direttore dei lavori chimici dell’Arsenale della città e l’anno successivo Professore di Chimica Tintoria nell’Istituto Tecnico cittadino, appena costituito.
Ma la sua passione di studioso fu rivolta allo studio delle materie prime o “Scienza dei prodotti utili e immutabili” a cui dette il nome di Merciologia e nel 1860 fondò il “Museo Merceologico di Torino”, che diresse per tutta la vita. Fu socio dell’Accademia di Agricoltura di Torino.
Si occupò di Concia e di Materie Concianti, di Merciologia e del Museo Merciologico, di Esposizioni Industriali e di pubblicazioni d’economia sociale e di istruzione. Morì a Vico Canavese nel 1893. (Da Dizionario Biografico degli Italiani- Istituto della Enciclopedia Treccani)
mercoledì 1 settembre 2010
martedì 31 agosto 2010
Produzione di merci a mezzo di natura
La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 31 agosto 2010
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Le attività umane possono svolgersi soltanto utilizzando beni materiali la cui unica fonte è la natura: il cibo per mangiare, il cemento per la costruzione degli edifici, il gasolio per muoversi, i tessuti per difendersi dal freddo, i ventilatori per difendersi dal caldo: tutti richiedono materiali la cui vera fonte è la natura. Anche i servizi, beni apparentemente immateriali, richiedono delle cose fisiche, materiali. Per comunicare con una persona lontana occorre usare un telefono che è fatto di plastica e di semiconduttori e che funziona perché è rifornito di elettricità che scorre su fili di rame rivestiti di plastica e viene da una centrale fatta di acciaio e cemento e alimentata con carbone, prodotti petroliferi o gas, che arrivano alla centrale attraverso navi o tubazioni, provenendo da pozzi o gallerie che affondano la radici meccaniche “nella natura”.
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Le attività umane possono svolgersi soltanto utilizzando beni materiali la cui unica fonte è la natura: il cibo per mangiare, il cemento per la costruzione degli edifici, il gasolio per muoversi, i tessuti per difendersi dal freddo, i ventilatori per difendersi dal caldo: tutti richiedono materiali la cui vera fonte è la natura. Anche i servizi, beni apparentemente immateriali, richiedono delle cose fisiche, materiali. Per comunicare con una persona lontana occorre usare un telefono che è fatto di plastica e di semiconduttori e che funziona perché è rifornito di elettricità che scorre su fili di rame rivestiti di plastica e viene da una centrale fatta di acciaio e cemento e alimentata con carbone, prodotti petroliferi o gas, che arrivano alla centrale attraverso navi o tubazioni, provenendo da pozzi o gallerie che affondano la radici meccaniche “nella natura”.
lunedì 23 agosto 2010
Merci dalla biomassa #2316c
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
L'agricoltura e chi vi lavora rappresentano il grande motore della più grande fabbrica di beni indispensabili per la nostra vita. La "fabbrica" dell'agricoltura funziona partendo dai gas dell'atmosfera e dai sali del terreno, per "produrre" una enorme varietà di molecole: carboidrati, grassi, proteine. Ed entro ciascuna "classe" di molecole la natura si sbizzarrisce, in ogni pianta, a offrire varietà e sostanze la cui conoscenza è ancora purtroppo in gran parte incompleta.
L'agricoltura e chi vi lavora rappresentano il grande motore della più grande fabbrica di beni indispensabili per la nostra vita. La "fabbrica" dell'agricoltura funziona partendo dai gas dell'atmosfera e dai sali del terreno, per "produrre" una enorme varietà di molecole: carboidrati, grassi, proteine. Ed entro ciascuna "classe" di molecole la natura si sbizzarrisce, in ogni pianta, a offrire varietà e sostanze la cui conoscenza è ancora purtroppo in gran parte incompleta.
mercoledì 18 agosto 2010
La guerra delle terre rare
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Chimica News, n. 31, 22-24 (marzo 2010); Inquinamento, 52, (122), marzo 2010
Le terre rare, o elementi lantanidi, sono, come è ben noto, 17 elementi che comprendono il lantanio (peso atomico 138), il successivo cerio (peso atomico 140 e i successivi fino all’elemento 72 afnio. Nell’ordine sono: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tallio, itterbio, lutezio. In questi ultimi anni stanno assumendo grande importanza commerciale e industriale per la produzione di magneti permanenti, di componenti dei televisori, dei telefoni cellulari, eccetera. I magneti permanenti delle turbine a vento sono costituiti da una lega neodimio-ferro-boro contenente circa il 27 % di neodimio e scoperta nel 1982; una turbina da 1 megawatt di potenza contiene magneti che richiedono circa 200 chili di neodimio. Le auto elettriche e ibride hanno bisogno di batterie di accumulatori a idruri di nichel che richiedono uno degli elementi delle terre rare, il lantanio, con aggiunta di praseodimio, disprosio e terbio. Il neodimio è indispensabile anche in tutti i magneti permanenti presenti sulla superficie dei CD e dei DVD, e nelle carte di credito I vivaci toni del rosso degli schermi dei televisori sono possibili perché il rivestimento del video contiene europio. I grandi progressi degli schermi di computers e di telefoni cellulari con cui si può comunicare col tocco di un dito sono stati resi possibili da rivestimenti di ossido di indio e stagno. Senza contare l’uso del lantanio nella raffinazione del petrolio e di terre rare nelle ultrasofisticate apparecchiature militari. La Cina ha il monopolio dell’estrazione delle terre rare dalla monazite, un minerale contenente anche torio; la richiesta delle terre rare sta rapidamente aumentando e aumenta anche il prezzo dal momento che il monopolio della loro estrazione è cinese, e i cinesi fanno sapere di voler limitare l’esportazione delle terre rare per usarle tutte nei loro grandi progetti di diffusione dei motori eolici e di sviluppo dell’elettronica di consumo che producono e esportano in tutto il mondo. Oltre il 90 per cento di tutte le terre rare prodotte nel mondo, poco più di 100.000 tonnellate all’anno, sono estratte da una grande miniera che si trova a Bayanobo nell’altopiano della Mongolia. La Cina produce il 100 percento delle tre terre rare più “strategiche”: disprosio, terbio e europio, assorbe il 60 % della propria produzione e esporta il resto, ma il grande paese è in rapida espansione e si prevede che aumenterà l’uso interno e diminuirà l’esportazione di terre rare. A Mountain Pass, in California, c’è una grande miniera che, negli anni ottanta, era arrivata a produrre 20.000 tonnellate all’anno di lantanio e ossidi misti di neodimio e praseodimio; fu poi chiusa nel 2002 quando la Cina cominciò a invadere il mondo con le proprie terre rare a basso prezzo. Altri giacimenti da cui estrarre terre rare, ma con maggiori costi, si trovano in Canada, in Australia, in Russia. C’è una grande agitazione nei mercati mondiali dei metalli e una febbrile ricerca di nuove leghe adatte per la fabbricazione di magneti permanenti. Una di queste è costituita da cobalto e samario che però è anche lui un elemento delle terre rare. Il sito Internet www.jackliftonreport.com fornisce aggiornamenti sul mercato mondiale delle terre rare, sostenendo la necessità della riapertura delle miniere della California.
Chimica News, n. 31, 22-24 (marzo 2010); Inquinamento, 52, (122), marzo 2010
Le terre rare, o elementi lantanidi, sono, come è ben noto, 17 elementi che comprendono il lantanio (peso atomico 138), il successivo cerio (peso atomico 140 e i successivi fino all’elemento 72 afnio. Nell’ordine sono: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tallio, itterbio, lutezio. In questi ultimi anni stanno assumendo grande importanza commerciale e industriale per la produzione di magneti permanenti, di componenti dei televisori, dei telefoni cellulari, eccetera. I magneti permanenti delle turbine a vento sono costituiti da una lega neodimio-ferro-boro contenente circa il 27 % di neodimio e scoperta nel 1982; una turbina da 1 megawatt di potenza contiene magneti che richiedono circa 200 chili di neodimio. Le auto elettriche e ibride hanno bisogno di batterie di accumulatori a idruri di nichel che richiedono uno degli elementi delle terre rare, il lantanio, con aggiunta di praseodimio, disprosio e terbio. Il neodimio è indispensabile anche in tutti i magneti permanenti presenti sulla superficie dei CD e dei DVD, e nelle carte di credito I vivaci toni del rosso degli schermi dei televisori sono possibili perché il rivestimento del video contiene europio. I grandi progressi degli schermi di computers e di telefoni cellulari con cui si può comunicare col tocco di un dito sono stati resi possibili da rivestimenti di ossido di indio e stagno. Senza contare l’uso del lantanio nella raffinazione del petrolio e di terre rare nelle ultrasofisticate apparecchiature militari. La Cina ha il monopolio dell’estrazione delle terre rare dalla monazite, un minerale contenente anche torio; la richiesta delle terre rare sta rapidamente aumentando e aumenta anche il prezzo dal momento che il monopolio della loro estrazione è cinese, e i cinesi fanno sapere di voler limitare l’esportazione delle terre rare per usarle tutte nei loro grandi progetti di diffusione dei motori eolici e di sviluppo dell’elettronica di consumo che producono e esportano in tutto il mondo. Oltre il 90 per cento di tutte le terre rare prodotte nel mondo, poco più di 100.000 tonnellate all’anno, sono estratte da una grande miniera che si trova a Bayanobo nell’altopiano della Mongolia. La Cina produce il 100 percento delle tre terre rare più “strategiche”: disprosio, terbio e europio, assorbe il 60 % della propria produzione e esporta il resto, ma il grande paese è in rapida espansione e si prevede che aumenterà l’uso interno e diminuirà l’esportazione di terre rare. A Mountain Pass, in California, c’è una grande miniera che, negli anni ottanta, era arrivata a produrre 20.000 tonnellate all’anno di lantanio e ossidi misti di neodimio e praseodimio; fu poi chiusa nel 2002 quando la Cina cominciò a invadere il mondo con le proprie terre rare a basso prezzo. Altri giacimenti da cui estrarre terre rare, ma con maggiori costi, si trovano in Canada, in Australia, in Russia. C’è una grande agitazione nei mercati mondiali dei metalli e una febbrile ricerca di nuove leghe adatte per la fabbricazione di magneti permanenti. Una di queste è costituita da cobalto e samario che però è anche lui un elemento delle terre rare. Il sito Internet www.jackliftonreport.com fornisce aggiornamenti sul mercato mondiale delle terre rare, sostenendo la necessità della riapertura delle miniere della California.
lunedì 2 agosto 2010
La vendetta della Merceologia
ecole, N.S. 1, (1), 36-37 (gennaio 2001)
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Nel corso del Settecento l’Europa fu invasa da un mare di nuove merci: il coke e il catrame ottenuti dal carbone, nuovi tipi di ferro e acciaio, la soda artificiale, i coloranti provenienti dall’America e dall’India, la gomma importata dal Brasile, nuove fibre tessili e alimenti sconosciuti come la patata e il pomodoro e il mais, il caffè proveniente dall’Arabia e dall’Africa. Ciascuna merce con le sue brave frodi, tanto che fare il mercante diventava una cosa sempre più difficile e richiedeva informazioni e consigli ottenibili dalla botanica, dalla chimica, dalla mineralogia. Le tecniche di trasformazione delle varie materie apparivano, ai filosofi, così affascinanti da meritare una enciclopedia, quella appunto delle arti e dei mestieri, che saldava le scienze con le pratiche manifatturiere e commerciali. Tanto che, alla fine del Settecento, un professore tedesco di economia, agraria (e anche curioso cultore di storia delle invenzioni), un certo Johann Beckmann (1739-1811), suggerì che i commercianti avevano bisogno di qualcuno che gli insegnasse, a livello universitario, i caratteri e i nomi delle merci nell’ambito di una disciplina autonoma che Beckmann chiamò Warenkunde, in italiano “merceologia”.
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Nel corso del Settecento l’Europa fu invasa da un mare di nuove merci: il coke e il catrame ottenuti dal carbone, nuovi tipi di ferro e acciaio, la soda artificiale, i coloranti provenienti dall’America e dall’India, la gomma importata dal Brasile, nuove fibre tessili e alimenti sconosciuti come la patata e il pomodoro e il mais, il caffè proveniente dall’Arabia e dall’Africa. Ciascuna merce con le sue brave frodi, tanto che fare il mercante diventava una cosa sempre più difficile e richiedeva informazioni e consigli ottenibili dalla botanica, dalla chimica, dalla mineralogia. Le tecniche di trasformazione delle varie materie apparivano, ai filosofi, così affascinanti da meritare una enciclopedia, quella appunto delle arti e dei mestieri, che saldava le scienze con le pratiche manifatturiere e commerciali. Tanto che, alla fine del Settecento, un professore tedesco di economia, agraria (e anche curioso cultore di storia delle invenzioni), un certo Johann Beckmann (1739-1811), suggerì che i commercianti avevano bisogno di qualcuno che gli insegnasse, a livello universitario, i caratteri e i nomi delle merci nell’ambito di una disciplina autonoma che Beckmann chiamò Warenkunde, in italiano “merceologia”.
mercoledì 28 luglio 2010
Merceologia una o due: o solo una ?
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Avventure e disavventure della Merceologia
Tutte le manifestazioni della vita comportano uno scambio di materia e di energia, per lo più gratis, talvolta accompagnati da uno scambio di denaro. I vegetali “comprano” (senza pagare niente) anidride carbonica dall’aria, acqua e azoto dall’aria e dal suolo, e “fabbricano” le molecole di amidi, cellulose, lignine, grassi, proteine, generando, come rifiuti, ossigeno e le spoglie delle foglie e dei tronchi e delle radici. Non a caso i biologi del secolo scorso hanno chiamato i vegetali organismi “produttori”, prendendo a prestito un termine dalle manifatture. Gli animali “comprano” ossigeno e acqua e vegetali (o eventualmente altri animali), fabbricano le molecole de proprio corpo e generano come rifiuti anidride carbonica, vapore acqueo ed escrementi, tanto che i biologi li hanno giustamente chiamati organismi ”consumatori”, prendendo a prestito, anche qui, un termine dal linguaggio dei commerci. Infine gli organismi decompositori riciclano le scorie organiche esistenti nel terreno o nelle acque e rigenerano e rimettono in circolazione anidride carbonica e acqua e azoto.
Avventure e disavventure della Merceologia
Tutte le manifestazioni della vita comportano uno scambio di materia e di energia, per lo più gratis, talvolta accompagnati da uno scambio di denaro. I vegetali “comprano” (senza pagare niente) anidride carbonica dall’aria, acqua e azoto dall’aria e dal suolo, e “fabbricano” le molecole di amidi, cellulose, lignine, grassi, proteine, generando, come rifiuti, ossigeno e le spoglie delle foglie e dei tronchi e delle radici. Non a caso i biologi del secolo scorso hanno chiamato i vegetali organismi “produttori”, prendendo a prestito un termine dalle manifatture. Gli animali “comprano” ossigeno e acqua e vegetali (o eventualmente altri animali), fabbricano le molecole de proprio corpo e generano come rifiuti anidride carbonica, vapore acqueo ed escrementi, tanto che i biologi li hanno giustamente chiamati organismi ”consumatori”, prendendo a prestito, anche qui, un termine dal linguaggio dei commerci. Infine gli organismi decompositori riciclano le scorie organiche esistenti nel terreno o nelle acque e rigenerano e rimettono in circolazione anidride carbonica e acqua e azoto.
Nuovo numero della rivista di Merceologia
E' stato di recente pubblicato il numero III del volume 48 del "Journal of Commodity Science, Technology and Quality", settembre-dicembre 2009, a cura del prof. Mario Giaccio dell'Università di Pescara: Giaccio@unich.it.
Di questa rivista si è già parlato, ripercorrendone brevemente la storia, in questo sito.
Il nuovo fscicolo contiene quattro interessanti saggi, in lingua inglese.
E. Bottari e collaboratori descrivono (pagine 199-212) un nuovo metodo di determinazione dei gliceridi nel latte di mucca e nei prodotti lattiero-caseari. Nei campioni di latte di mucca analizzati il contenuto in grasso era del 3,8-3,9 %; in questi, e negli altri campioni di prodotti analizzati, è stata riconosciuta, mediante cromatografia liquida e adeguati rivelatori, la presenza di vari esteri della glicerina con acidi palmitico, miristilico e didodecanoico. Gli stessi e altri acidi grassi sono stati trovati esterificati col colesterolo. Gli autori considerano il loro metodo migliore di quelli ufficiali.
Vanessa Giannetti (vanessa-giannetti@uniroma1.it), con due colleghe, ha scritto un articolo (pagine 213-225) sui cosiddetti "alimenti funzionali" che affermano di possedere proprietà migliori di quelli tradizionali ai fini del miglioramento della salute, della qualità della vita e del benessere. In essi sono eliminati ingredienti che possono essere indesiderabili e vengono aggiunti altri ingredienti. La Comunità Europea stabilisce norme per regolare le dichiarazioni che accompagnano alcuni alimenti dichiarati funzionali.
Angela Tarabella (atarabel@ec.unipi.it) e una collega hanno scritto un articolo (pagine 227-247) sul commercio degli alimenti dichiarati "light", con minori contenuti di carboidrati e grassi.
Infine Cristina Cordoni (cristina.cordoni@unipv.it) con il prof. Vittorio Vaccari e un altro autore, ha analizzato (pagine 249-268) le prospettive di produzione di energia, in forma di biogas, dagli escrementi animali, con particolare riferimento agli allevamenti di suini della Lombardia. In vari allevamenti della Lombardia, confrontati con quelli di altri regioni, sono state stimate produzioni di biogas (circa 60 % di metano) di circa 50-100 metri cubi per anno per suino. Stimando un peso vivo di 100 kg per suino si tratterebbe di una produzione di circa 500-1000 metri cubi/anno di biogas per tonnellata di peso vivo, coerente con i valori osservati da altri autori. Con tale biogas sarebbe possibile soddisfare una parte delle necessità energetiche degli allevamenti, evitando immissioni di anidride carbonica fossile nell'atmosfera. Il metano di origine zootecnica infatti contiene carbonio che proviene da biomassa vegetale fissata per fotosintesi in precedenza.
Di questa rivista si è già parlato, ripercorrendone brevemente la storia, in questo sito.
Il nuovo fscicolo contiene quattro interessanti saggi, in lingua inglese.
E. Bottari e collaboratori descrivono (pagine 199-212) un nuovo metodo di determinazione dei gliceridi nel latte di mucca e nei prodotti lattiero-caseari. Nei campioni di latte di mucca analizzati il contenuto in grasso era del 3,8-3,9 %; in questi, e negli altri campioni di prodotti analizzati, è stata riconosciuta, mediante cromatografia liquida e adeguati rivelatori, la presenza di vari esteri della glicerina con acidi palmitico, miristilico e didodecanoico. Gli stessi e altri acidi grassi sono stati trovati esterificati col colesterolo. Gli autori considerano il loro metodo migliore di quelli ufficiali.
Vanessa Giannetti (vanessa-giannetti@uniroma1.it), con due colleghe, ha scritto un articolo (pagine 213-225) sui cosiddetti "alimenti funzionali" che affermano di possedere proprietà migliori di quelli tradizionali ai fini del miglioramento della salute, della qualità della vita e del benessere. In essi sono eliminati ingredienti che possono essere indesiderabili e vengono aggiunti altri ingredienti. La Comunità Europea stabilisce norme per regolare le dichiarazioni che accompagnano alcuni alimenti dichiarati funzionali.
Angela Tarabella (atarabel@ec.unipi.it) e una collega hanno scritto un articolo (pagine 227-247) sul commercio degli alimenti dichiarati "light", con minori contenuti di carboidrati e grassi.
Infine Cristina Cordoni (cristina.cordoni@unipv.it) con il prof. Vittorio Vaccari e un altro autore, ha analizzato (pagine 249-268) le prospettive di produzione di energia, in forma di biogas, dagli escrementi animali, con particolare riferimento agli allevamenti di suini della Lombardia. In vari allevamenti della Lombardia, confrontati con quelli di altri regioni, sono state stimate produzioni di biogas (circa 60 % di metano) di circa 50-100 metri cubi per anno per suino. Stimando un peso vivo di 100 kg per suino si tratterebbe di una produzione di circa 500-1000 metri cubi/anno di biogas per tonnellata di peso vivo, coerente con i valori osservati da altri autori. Con tale biogas sarebbe possibile soddisfare una parte delle necessità energetiche degli allevamenti, evitando immissioni di anidride carbonica fossile nell'atmosfera. Il metano di origine zootecnica infatti contiene carbonio che proviene da biomassa vegetale fissata per fotosintesi in precedenza.
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